Quest’oggi, vi parlo di un postoin cui amavo andare: si tratta dell’Agriturismo “Il Rifugio“, un posto al interno della riviera ligure al confine con la Francia.

Ci andavo spesso poichè la mia casa al mare è a Bordighera, e  cosi quando il mare  era brutto o non avevamo voglia di scendere in spiaggia, quando ancora c’era mio papà si andava su per  i monti.

Per arrivare arrivare al rifugio si passa attraversi alcuni paesini  tipici dell’entroterra ligure.

Il più caratteristico è quello di Dolceacqua con un castello decadente e il ponte romano.

Un altro paese rinomato è Pigna, famoso per le terme; si capisce che è un luogo termale per l’odore di uova andate al male a causa delle acque sulfuree.

Proseguendo per un pezzetto si prende la strada di montagan con sedici tornanti.

In mezzo al nulla si intravede una piccola casetta bianca. Ecco la nostra meta! Un agriturismo a gestione famigliare:la padrona di casa era una signora francese tanto gentile che stava nella cucina del ristorante.  Ogni anno ci proponeva sempre lo stesso menu: i classici antipasti  con l’aggiunta di tre tipi di pizzette della zona; i ravioli di Borragine (un tipo di erba) al burro e salvia ; per secondo  arrosto, cinghiale e coniglio e poi i dolci della casa.
Questo era il menu standard, ma  quanto  andavamo  su noi  la signora mi viziava e via con montagne di fiori di zucca in pastella e di peperoni perché sapeva che mi piacevano.
E dopo che avevo riempito la pancia per bene mi mettevo  sotto al qualche albero al fare un bel pisolo: come dice il proverbio  “pancia vuota vuole qualcosa e pancia piena vuole riposo”.
Dopo la domita ero bello riposato e pronto al fare la mia camminata tra i prati sui terrazzamenti ben curati,  con l’erba  tagliata dal padrone e da suo figlio, che serviva anche per gli animali che avevano (capre, cavalli asini e qualche cane).

Mi divertivo moltissimo  a passare da una terrazza all’altra: saltando a modi capretta o di corsa quando dovevo salire; con grandi scivolate scivolate per la discesa.

Mi ricordo ancora oggi le mie scilovate e i rotoloni: più le terrazze erano alte,  più ero contendo. Ogni tanto c’eravo anche il padrone e il figlio che raccoglievano  fieno o facevano altri lavori.
Mi ricordo benissimo quando salimmo in compagnia del mio amico storico Graziano.
Alla fine ero bello sporco  di erba e tutto bagnato  ma proprio felice.

Dopo queste  “bravate” sulla montagna tornavo al ristorante dove la gentile signora mi preparava sempre l’uovo sbattuto per merenda.

Vicino al rifugio alla fine di un sentiero c’è un bunker dalla prima guerra mondiale ed io mi divertivo a correre fino a lì.
Visto che era tutto sull’erba, se anche cadevo non mi facevo male.

A lato del ristorante hanno creato un’area per  il campeggio: chi voleva poteva piantarci le tende. Poi ci avevano messo una roulotte in affitto.

Come  non provare?  Così ho convinto i miei ha passare due notti lassù, il caso volle che  fosse la notte di San Lorenzo, notte di stelle cadenti.

Come  detto prima si trovava in mezzo al nulla e cosi di notte era proprio buio pesto  e le stelle cadenti si vedevano a occhio nudo: il figlio del proprietario che era lì fuori con noi ha contato quaranta comete.

Come tutti sanno quando si vede una stella cadente occorre esprimere un desiderio. Lo feci anch’io: tra i vari desideri ne espressi uno particolare che avevo già da un po’ in mente: desiderai di riuscire  ad andare in giro da solo.

Ci sono voluti un po’ di anni ma il desiderio è stato esaudito: quando ho avuto il mio tricilco ho potuto muovermi autonomamente (spesso annche oggi vengo in biblioteca su tre ruote).

Nel dintorni dell’agriturismo il rifugio ci sono tre luoghi interessanti che vi consiglio: poco più in alto c’è una diga di acqua che da da bere a Sanremo e secondo me non  solo al Sanremo ma a tutta la zona talmente è grande.  Più su della diga si vede una vecchia  caserma che domina tutta la valle, ma  per arrivare alla caserma ti serve un fuoristrada.
Se poi scendi giù verso  Sanremo si incontra un paese che è noto per le streghe si tratta  del Mulini di  Tiora.

Ora mai è un bel po’  di anni che non salgo più al rifugio,  dopo la scomparsa di mio padre ci sono andato solo una volta con mia sorella.

Spero presto di tornarci per vedere se ci sono stati cambiamenti