Questa volta vi parlerò del mio mezzo di trasporto preferito: la bici, o nel mio caso è meglio dire il tricico.
I tricicli sono quei mezzi che hanno una ruota davanti e due dietro, ma gli abitanti di Corbetta oramai sono abituati a vedemi con il mio “bolide” rosso che sfreccio in lungo e largo per il paese.

Ma per arrivare fino al questo punto, quante quante batttaglie ho dovuto vincere! Quante conquiste ottenere! Per questo vale la pena di essere raccontato.

Tutto è incominciato per  cercare di far muovere le mie gambe.
Dapprima da bambino ho iniziato ad allenarmi con  un tricilo giocattolo dove mio papà avvena imbullonato un paio scarpe ai pedali;  cosi dovevo pedalare per forza anche quando mi spingeva qualcun altro.

Dapprima facevo solo piccoli pezzetti di strada, ma dopo un po’ giravo per tutto il giardino.

Dopo è arrivata la biciletta a due ruote, ma con l’equilibrio che mi ritrovo finivo sempre in terra. Grazie però all’aggiunta di  due rotelle ai fianchi sono riuscito ad andarci anch’io.

Mi ricordo le tanto attese prime uscite fuori dal giardino, sempre accompagnato da qualcuno,  dai Vitali o da Marcello che erano i nostri vicini.

Il pezzo più lungo che percorrevo era per andare dalla signora Mariuccia:  mia mamma si metteva agli estremi del percorso. Ci andavo soprattutto quanto Mariuccia ospitava i nipoti a giocare oppure quando loro venivano da me il gioco chepiù amavamo fare erano glii inseguimentui in bici.

Passati altri anni e sono arrivati i tricici da adulti ma all’inizio giravo sempre e solo in giardino  pur sognando di  andare fuori per le vie con gli amici. Abitando però in una frazione di Corbetta, avevo un bel pò di paura a uscire da solo; le poche volte che venivo in paese in bici era con mio papà.

Solo dopo la sua scomparsa ho preso più sicurezza in me, ho incominciato ad uscire da solo e  cosi oggi arrivo tranquillamente in biblioteca.

Dovete poi sapere che dietro il triciclo tra le due ruote posterio c’è un grande cestino: quando  i miei nipoti erano piccoli si mettevano nel cestino e li portavo in giro per il giardino. Ora non più , ma secondo me tra un po’ di anni dovrò ricominciare con i pronipoti.

Mi piace anche vedere in tv le grandi gare di ciclismo:  il giro di Italia o il tour de France.  Mi piace soprattutto  vedere i posti che attrversano queste corse. In particolare mi guardo con grande interesse la tappa finale del Tour che si corre nella capitale  Parigi perché è una città che sogno di vistare.

Per il giro proprio quest’anno ho avutro il piacere di vedere una tappa dal vivo: il percorso del giro è passato dal paese di mia cugina sul lago di Lecco.

Mi ricordo che cera cosi tanta gente sul percorso!  Poi c’era un gruppo di ragazzini che facevano il tifo al passaggio della carovanaa,  battevano le mani e il seguito dei corridori in moto o in macchina riccambiavano i saluti con i caschi. E’ stato emozione.

Ecco in sintesi li la mia vita a due ruote o meglio dire… a tre ruote.

 

Andrea