Questa volta vi racconto un mio passatempo.
Tutto è iniziato durate il Covid, visto che ero a casa, ma qualcosa dovevo pur fare.
Dovete sapere che nel mio giardino c’è un piccolo edificio, una volta era il laboratorio di mio papà; per diversi anni dopo la sua scomparsa non riuscivo ad entrarci.
Negli anni del Covid poichè ero costretto a casa tutto tempo, ma qualcosa dovevo fare, mi sono detto: perché non andiamo dentro al laboratorio a mettere un po’ a posto?
Ho fatto anche piccoli lavori da muratore riempiendo e stuccando i buchi che c’erano.
Poi per incomiciare ho diviso gli utensili e i piccoli oggetti rimasti sparsi dappertutto (viti, dadi, chiodi).
Era un’officina dove mio padre lavorava il peltro, ancora completa con tutti i macchinari; c’era ancora qualche pressa dalla più piccola a quella più grossa che avevo soprannominato “il mostro” – è c’è ancora oggi – e altre macchine.
Quando ho finito di mettere a posto ho trovato un pezzo di corteccia fatta a forma di U allungata: ho incollato altri due pezzi di legno agli estremi, a formare un piccolo porta vaso, come avevo visto in montagna.

Da quel “lavoretto” ci ho preso gusto nel combinare qualche cosa e siccome l’inventiva non mi manca…
Ho scoperto i tappi di sughero e allora… via a creare cornici porta foto o animaletti attraverso spunti presi da internet; cosi ho creato cani, gatti, conigli e pesci.


Sempre con i tappi ho costruito i mezzi di trasporto: due barche, un trenino e un aeraplanino.
Nell’ex officina c’erano anche altri materiali come le fusioni di zama (un lega di magnesio, alluminio, zinco e rame) di mio padre.
Ce n’erano un sacco in particole gli animaletti: pesci, paperelle, tartaruge e cani.


Cosi un giorno ho preso un pezzo di asse: dapprima l’ho colorato di blu e poi sopra ho incollato vari pezzi di legno e qualche animaletto.
L’ho soprannominato: “il laghetto”.

Possedevo già un sacchetto di sassi presi dal mare, e con questi incollandoli sora le assi in legno e colorandoli ho fatto un fiore e poi con due sassi ho creato una rana.

Nel mio giardino c’è un albero di faggio rosso che in autunno fa cadere dei “semini” belli a forma di fiorelini : ne ho raccolti un po’.
A questo punto li ho colorati e poi incollati su una abase a forma di stella per farne a fare un centrotavola di Natale (ne sanno qualcosa i bibliotecari perché ho regalato loro lavoretti simili).
Sempre con i soliti semini ho creato una cronice per un specchiera in stile rococò, visto la mia passone per i castelli reali.
Nel frattempo mia nipote Martina mi ha protato a casa due belle radici un po’ grosse.
Con la prima ho fatto un paesino di montagna invernale, che ogni Natale va a finire sul Presepio.

Con l’altra mi è venuto fuori un castello delle fiabe con un piccolo bosco.
In tutte e due ho usato la carta crespa per creare l’acqua.
Ogni tanto qualche macchina se ne va via dall’officina, con mia grande gioia perchè cosi mi allargo spere un po’ di più.
Dai tempi del mio papà c’erano tre panelli di legno; allora io dapprima li ho dipinti con colori belli vivi; poi ho realizzato una “galleria degli avi” proprio come quelle che si vedono nei castelli; al posto dei trisavoli io ho appeso le immagini di tutti i miei cani che avuto dal primo fino ad oggi con il “trio”.

Con un altro panello mi sono regalato un tuffo nella mia gioventù .

il terzo è ancora vuoto, ma nella mia testa ho già in mente un progetto .
Visto che mio cognato ha una impesa, ho intenzione di fargli fare qualche lavoro di sistemazione come rifare il tetto e spostare i muri.
Nel frattempo io continuo ha ideare qualcosa da metterci dentro:si lo so ai tempi del mio pande erano due locali pieni rasi, ma se io penso a tutte le cose che voglio fare presto lo riempirò anche io come lui.
I prossimi progetti saranno: posizionare un divano, inserire una vetrina con dentro i miei vecchi pc; posizionare anche due olorogi da paretem uno dei quali è fatto con un vecchio 33 giri che lo scorso natale mi hanno regalato i bibliotecari e l’altro è a cu cu perché è da un po’ che lo sogno.
Tante piccole cose per frala diventare la “mia casetta”, un posto tutto mio per stare con me stesso.
