IL LIBRO

Il deserto dei Tartari è un romanzo di Dino Buzzati. Pubblicato nel 1940, segnò la consacrazione di Buzzati tra i grandi scrittori del Novecento italiano.
Lo scrittore bellunese in un’intervista affermò che lo spunto per il romanzo era nato: «… dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi. Molto spesso avevo l’idea che quel tran tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. È un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nell’esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva.»
Il tema centrale del romanzo è dunque quello della “fuga del tempo”

LA TRAMA

Racconta la storia del giovane ufficiale Giovanni Drogo, assegnato alla remota Fortezza Bastiani. Qui trascorre tutta la sua vita ad attendere un’invasione nemica dal deserto che dia un senso alla sua esistenza, consumandosi nell’attesa e nell’illusione di una gloria che forse non arriverà mai.

L’INCIPIT

“Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione. Si fece svegliare ch’era ancora notte e vestì per la prima volta la divisa di tenente. Come ebbe finito, al lume di una lampada a petrolio si guardò allo specchio, ma senza trovare la letizia che aveva sperato. Nella casa c’era un grande silenzio, si udivano solo piccoli rumori da una stanza vicina; sua mamma stava alzandosi per salutarlo. Era quello il giorno atteso da anni, il principio della sua vera vita.”

LO STILE

“Dino Buzzati, bellunese cresciuto a Milano, non adotta uno stile prezioso, pronto alla cattura dell’enigmatica ambiguità delle cose. Impiega invece un linguaggio medio e ordinario, che talvolta scivola nell’anonimato giornalistico. La tensione surreale non deriva in lui dalla sfiducia nei confronti d’un sistema conoscitivo fondato sulla ragione e quindi dal bisogno di esasperare gli aspetti indecifrabili del reale. Per Buzzati il mondo esterno esiste e ha un volto chiaro: solo che gli oggetti e le figure che vi s’incontrano sono letti come indizi d’una misteriosa fatalità che sta per incombere, d’una minaccia che incute sgomento, d’un prodigio che è sul punto di scompigliare l’ordine delle nostre abitudini. «Le apparenze contano solo se, dai loro tratti familiari e inal-terati, emani un magnetismo di apparizioni». Il narratore si muove tra le semplici circostanze d’ogni giorno e perciò usa una scrittura ligia alla norma comunicativa: poi nell’accumulo dei dati consueti ecco, come per caso, un’incrinatura inspiegabile, un’incongruenza impercettibile, un segnale che sembra provenire da un «universo a noi proibito». Non sono interventi magici che portano salvezza o rovina, bensì spie occulte che ci mettono di fronte alla gratuità del vivere e delle sue illusioni.
Si capisce allora perché Buzzati prediliga fondali suggestivi, come lo spazio illimitato dell’alta montagna (fino dal primo romanzo, Bàrnabo delle montagne, 1933) o del deserto: luoghi senza tempo, dove meglio può risaltare, nell’assoluta solitudine, la pena febbrile di personaggi che si consumano nell’attesa di un qualcosa che finalmente gratifichi la loro dignità umana. Ma l’attesa è sempre vana. Così uno dei temi centrali risulta proprio la nozione del tempo speso in una speranza illusoria, lo stillicidio inesorabile dei giorni trascorsi nell’ansia d’un domani felice che non arriva mai: che è il motivo del celebre Il deserto dei Tartari (1940), dove il moderno sogno di eroismo, di avventura, di gloria è smentito da un inganno del destino. L’assillo dell’attesa di Giovanni Drogo, nella vecchia Fortezza Bastiani, annulla il presente e rende non-vissuta la vita. La disillusione finale chiude il cerchio di un’esistenza senza senso, prigioniera delle proprie sublimi quanto vane immaginazioni”

Da Gino Tellini, “Soria del romanzo italiano” , Le Monnier

Qui invece trovate un analisi molto caustica dell’opera di Buzzati tratta da “Storia della letteratura italiana. Il Novecento” Garzanti, diretta da Emilio Gentile e Natalino Sapegno

L’AUTORE

Impossibile racchiudere in poche righe la vita di Dino Buzzati Traverso (San Pellegrino di Belluno, 16 ottobre 1906 – Milano, 28 gennaio 1972) : scrittore, giornalista per il Corriere della Sera, pittore, drammaturgo, librettista, scenografo, costumista e poeta italiano.

Rimandiamo alla relativa pagina wikipedia per un riassunto generale  oppure al più dettagliato sito personale curato dalla Fondazione Dino Buzzati

GLI ALTRI LIBRI DELL’AUTORE

ROMANZI


Bàrnabo delle montagne, 1933
Nella solitudine delle foreste e dei ghiacciai alpini si svolge l’avventura esistenziale della giovane guardia forestale Barnabo, custode, insieme ad alcuni compagni, di una polveriera in alta montagna. In seguito all’attacco di alcuni banditi la polveriera viene espugnata e il comandante delle guardie ucciso. Barnabo, che aveva abbandonato il posto di guardia, viene radiato dal corpo e costretto ad abbandonare la montagna per andare a lavorare in pianura. Ma il giovane continua a sognare le vette e il suo riscatto.


Il segreto del Bosco Vecchio, 1935
I boschi di Valle di Fondo hanno due nuovi padroni: il colonnello Procolo, un uomo che non sorride mai, e suo nipote Benvenuto, un orfano che vuole soltanto essere amato. Il colonnello, però, non conosce tenerezza, e la presenza di Benvenuto lo inquieta tanto da indurlo a desiderarne la morte. Ma né Matteo, vento gradasso, né il malvagio topo con cui Procolo si è alleato riusciranno a far del male al ragazzo, protetto dai Geni che abitano il bosco…


La famosa invasione degli orsi in Sicilia, 1945
Una fiaba stupenda in cui si racconta della guerra tra il Granduca di Sicilia e Re Leonzio, sovrano degli orsi. Una guerra in cui saranno coinvolti il sanguinario Gatto Mammone, gli spettri di Rocca Demona e i cinghiali volanti di Molfetta, fino alla vittoria che insedierà Leonzio sul trono di una Sicilia remotissima e fantastica. Ma se pensate che la storia finisca qui, vi sbagliate…

Il grande ritratto, 1960
In un misterioso centro di ricerche si sta approntando la Macchina Pensante, ma la geniale invenzione si dimostra alla fine una folle, allucinata utopia devastatrice. I temi tipici di Buzzati in uno sconcertante romanzo fantascientifico dominato dall’inquietudine e dal senso di straniamento.

Un amore,  1963
Una Milano, con i suoi condomini giganteschi, le piazzette, certi grovigli di vicoli, che è insieme ritratto della metropoli in un preciso momento storico e simbolo della babele d’ogni tempo. Su questo sfondo si muove il protagonista di Un amore: un uomo inconsapevole di aver atteso troppo, che è rimasto nell’intimo un giovane e crede che il sentimento possa compiere miracoli. E così il professionista maturo si innamora perdutamente di una donna giovanissima, ma già carica della cinica spregiudicatezza e della stanchezza morale di un’epoca.

RACCONTI E NOVELLE

Paura alla Scala,  1949.
In quel preciso momento, 1950
Il crollo della Baliverna,  1954
Esperimento di magia. 18 racconti,  1958.
Sessanta racconti,  1958   (premio Strega)
Egregio signore, Siamo spiacenti di…, con illustrazioni di Siné,  1960
Il colombre e altri cinquanta racconti,  1966.
La boutique del mistero,  1968.
Le notti difficili,  1971.
I campionissimi 2023

Rimandiamo alla pagina wikipedia per la lunga lista di scritti giornalistici, raccolte poostume di scritti e poesie. 

IL FILM

Nel 1976 si traspose il romanzo in un film omonimo diretto da Valerio Zurlini alla sua ultima regia cinematografica.
Ad interpetrare Giovanni Drogo è scelto l’attore francese Jacques Perrin attorniato da un cast di grandi nomi tra cui Vittorio Gassman,  Philippe Noiret, Max von Sydow, Jean-Louis Trintignant, Fernando Rey e Giuliano Gemma. Gli esterni del film con la fortezza sono stati girati nella città iraniana di Arg-e Bam distrutta quasi completamente da un terremoto nel 2003. Gli interni sono stati girati a cinecittà.
Il film vinse nel 1977 tre David di Donatello (come migliori film, come miglior regia – entrambi a  pari merito con il film “Un borghese piccolo piccolo” – e un david speciale per Giuliano Gemma) e un Nastro d’Argento per la miglior regia.

Ricordiamo che Buzzati nel corso della sua vita dialogò con il mondo del cinema.

Nel 1951 scrisse la sceneggiatura del cortometraggio documentaristico di Aroldo Baruffi “Il postino di montagna” recentemente restaurato dalla cineteca di Milano.
Nel corto che potete vedere qui sotto, la voce over è dello stesso Buzzati.

Nel 1967 scrisse per la sceneggiatura di “La Galleria, cuore e memoria di Milano” documentario televisivo di Ermanno Olmi  per festeggiare il centenario della Galleria Vittorio Emanuele

Inoltre dalle sue opere furono tratti i film:

Un amore (1965 tratto dal romanzo omonimo) regia di Gianni Vernuccio
Il fischio al naso (1967 Tratto dal racconto Sette piani) regia di Ugo Tognazzi
Il segreto del Bosco Vecchio (1993 Tratto dal romanzo omonimo) regia di Ermanno Olmi
Barnabo delle montagne(1994 Tratto dal romanzo omonimo) regia di Mario Brenta
La famosa invasione degli orsi in Sicilia (2019 Film d’animazione tratto dall’omonimo romanzo) regia di Lorenzo Mattotti.

IL FUMETTO

Nel 2024 la Sergio Bonelli Editore pubblica un adattamento a fumetti del romanzo di Buzzati, sceneggiato da Michele Medda per i disegni di Pasquale Frisenda.

VIDEO E INTERVISTE

Dino Buzzati, una personalità poliedrica. Documentario dedicato allo scrittore prodotto da TeleBelluno

Dalle Teche Rai brani audio di una intervista del 1970

    Incontro con Buzzati (1962)

    IL ROMANZO NELLA CULTURA DI MASSA

    Il romanzo del 1951 “La riva della Sirti” di Julien Gracq appare fortemente iunfluenzato dal romanzo di Buzzati

    LA TRAMA:  tra Storia e mito racconta la decadenza e la rovina di un’intera civiltà. Una guerra ormai sopita, eppure mai ufficialmente conclusa, tiene in scacco da trecento anni la fittizia repubblica di Orsenna, ricca di tradizioni e povera di futuro. L’attesa – questa paralisi della speranza – consuma la vita di Aldo, un giovane dell’aristocrazia cittadina piombato dagli agi e dalla spensieratezza della capitale alle sperdute e silenti lande di una sonnecchiante frontiera. Julien Gracq racconta il dolce perdersi di una vita e il lento naufragare di un popolo, descrive i costumi, i palazzi e le leggende di un Paese immaginario, dipingendo con insuperabile maestria le vedute di un paesaggio avvolto in una «fantasmagoria di brume» da cui emergono le figure solide, nitide, del capitano Marino, dell’ufficiale Fabrizio, della splendida Vanessa, e anche – paradossalmente – del minaccioso e mai avvistato nemico d’oltremare.

    Lo scrittore sudafricano J. M. Coetzee, premio Nobel per la letteratura nel 2003, s’ispirò alla trama de Il deserto dei Tartari per scrivere il romanzo Aspettando i barbari, pubblicato nel 1980.

    TRAMA: Per anni, il magistrato si è concentrato su poche, piccole cose quotidiane: l’amministrazione giudiziaria della sua cittadina di frontiera durante il giorno, la lettura dei classici la sera, gli scavi archeologici nel tempo libero. Per anni, ha applicato la legge senza mettere in forse la propria fedeltà all’Impero, senza consentire ad alcun dubbio di turbare le sue serate con gli amici, le sue notti con le prostitute. Per anni. Finché i barbari non cominciano a premere lungo la frontiera – o almeno, cosí dicono nella capitale; finché due di quei barbari non vengono catturati e torturati. Il magistrato, all’improvviso, si trova a confrontarsi con la realtà: con la violenza, con il pregiudizio, perfino con l’amore. E da suddito dell’Impero si trasforma in nemico, da giudice in imputato – senza mai avere la certezza di battersi per una causa giusta, o di resistere a una causa ingiusta

    Il film italiano Fortezza Bastiani del 2002, diretto da Michele Mellara, fa riferimento all’ambientazione del romanzo. Nella pellicola, viene chiamato Fortezza Bastiani l’appartamento in cui vivono i cinque studenti protagonisti.

    Nel 1962 il cantante francese Jacques Brel pubblica la canzone Zangra ispirata al romanzo

    Testo 

    Je m’appelle Zangra et je suis lieutenant
    Au fort de Belonzio qui domine la plaine
    D’où l’ennemi viendra qui me fera héros
    En attendant ce jour je m’ennuie quelquefois
    Alors je vais au bourg voir les filles en troupeaux
    Mais elles rêvent d’amour et moi de mes chevaux

    Je m’appelle Zangra et déjà capitaine
    Au fort de Belonzio qui domine la plaine
    D’où l’ennemi viendra qui me fera héros
    En attendant ce jour je m’ennuie quelquefois
    Alors je vais au bourg voir la jeune Consuelo
    Mais elle parle d’amour et moi de mes chevaux

    Je m’appelle Zangra maintenant commandant
    Au fort de Belonzio qui domine la plaine
    D’où l’ennemi viendra qui me fera héros
    En attendant ce jour je m’ennuie quelquefois
    Alors je vais au bourg boire avec don Pedro
    Il boit à mes amours et moi à ses chevaux

    Je m’appelle Zangra je suis vieux colonel
    Au fort de Belonzio qui domine la plaine
    D’où l’ennemi viendra qui me fera héros
    En attendant ce jour je m’ennuie quelquefois
    Alors je vais au bourg voir la veuve de Pedro
    Je parle enfin d’amour mais elle de mes chevaux

    Je m’appelle Zangra hier trop vieux général
    J’ai quitté Belonzio qui domine la plaine
    Et l’ennemi est là je ne serai pas héros.

    Traduzione

    Mi chiamo Zangra e son tenente
    nella fortezza di Belonzio che domina la pianura
    donde il nemico verrà a farmi eroe
    aspettando quel giorno a volte mi annoio
    allora vado al borgo ad incontrare greggi di ragazze
    ma quelle sognano l’amore ed io i cavalli

    Mi chiamo Zangra e son già capitano
    nella fortezza di Belonzio che domina la pianura
    donde il nemico verrà a farmi eroe
    aspettando quel giorno a volte mi annoio
    allora vado al borgo ad incontrare la giovane Consuelo
    ma quella parla d’amore ed io dei cavalli

    Mi chiamo Zangra e ora sono comandante
    nella fortezza di Belonzio che domina la pianura
    donde il nemico verrà a farmi eroe
    aspettando quel giorno a volte mi annoio
    allora vado al borgo a bere con don Pedro
    lui brinda ai miei amori ed io ai cavalli suoi

    Mi chiamo Zangra e ora sono un vecchio colonnello
    nella fortezza di Belonzio che domina la pianura
    donde il nemico verrà a farmi eroe
    aspettando quel giorno a volte mi annoio
    allora vado al borgo a visitare la vedova di Pedro
    parlo finalmente di amore ma lei dei cavalli

    Mi chiamo Zangra e ieri ero un generale troppo vecchio
    ho lasciato Belonzio che domina la pianura,
    il nemico è arrivato e non sarò mai un eroe.

    Nel 1993 la rock band italiana Litfiba inserisce nell’album Terremoto il brano antimilitarista Prima guardia, dichiaratamente ispirato alle vicende del romanzo (così come il videoclip richiama il film tratto dal romanzo).

    Testo
    Torri come pere
    Il silenzio è gia’ passato
    Nei corridoi resta il fumo
    Della prima guardia
    Uomo col fucile
    Il nemico è la tua noia
    Sei prigioniero e resti solo
    A difenderti dal freddo
    Nuoto nel nero
    Dove sfioro le tue mani
    Poi apro gli occhi steso in aria
    E’ la prima guardia
    Esplode il mondo e resto solo
    Dalle mani nasce un fiume
    L’ alba è un miraggio
    Che m’esplode dentro
    Mi scuserai se parlo
    Una lingua diversa
    Un anno è un secolo, 365 croci
    E la tua privazione
    Mi taglia la testa
    Uomo col fucile
    Prigioniero della tua bandiera
    E corri in tondo, testa in fumo
    E’ la prima guardia
    Torri come pere
    Ma il nemico non esiste
    Esplode il nulla e resto solo
    A difendermi dal buio
    Grido l’allarme
    Che m’esplode dentro
    Perché noi siamo al mondo
    Problemi diversi
    Un anno è un secolo, 365 croci
    E la tua privazione
    Mi taglia la testa (avevo una testa)
    Un anno è un secolo, 365 croci
    E la tua privazione
    Mi taglia la testa
    Grido l’ allarme
    Che m’esplode dentro
    Perché lo so che siamo
    Problemi diversi
    Lingue diverse
    Trasforma il tuo fucile
    In un gesto piu’ civile

    Nel 2004 Franco Battiato inserisce nell’album Dieci stratagemmi del 2004, la canzone  Fortezza Bastiani sentendosi come il sottotenente Drogo in cerca della sua personale missione tra le mura della Fortezza.

    Testo

    Resisterà alle dolci lusinghe la Fortezza Bastiani?Bugiardi imbonitori l’assedianoCon violenze degne di Tamerlano
    Resisterò andando incontro al piacereAscoltando il respiro trattenendo il caloreSu un’altra forma d’onda intonerò il mio pensieroHo camminato girando a vuotoSenza nessuna direzioneMi tiene immobile nei limitiL’ossessione dell’io
    Mi ritrovai seduto su una panchinaAl sole di febbraioUn magico pomeriggio dai riflessi d’oroE mi svegliai con l’aria di pioggia recenteChe aveva lasciato frammenti di gioia
    Nel  2025  la band indie rock italiana dei Lowinski pubblica la canzone “La fortezza” ispirata al romanzo